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denunciarono Bruce, che allora aveva 18 anni; la madre
gli consigliò di partire per gli Stati Uniti (dove, tra l'altro, era
nato), poichè capì che il futuro ad Hong Kong era per lui piuttosto
limitato. Il viaggio in nave verso gli States durò 18 giorni; durante la
traversata, impartì alcune lezioni di cha-cha-cha ai passeggeri di prima
classe (ad Hong Kong era stato campione di questo ballo); nel suo
reportorio aveva oltre 100 passi di danza!
Anche negli States si trova sovente coinvolto in risse, più che altro
causate dal colore della sua pelle; probabilmente in queste situazioni
inizia a rendersi conto dei limiti del wing chun. Trasferitosi a
Seattle, lavora come cameriere in un ristorante; completa gli studi
liceali all'Edison Tecnical School e, in seguito, ottiene una
specializzazione in filosofia alla Washington University. Non gli è
difficile radunare attorno a sè amici o curiosi interessati alla sua
arte particolare, il kung fu, che allora era veramente semi-sconosciuta
al di fuori delle comunità cinesi. Il suo primo obiettivo era quello di
diffondere la sua arte in tutti gli Stati Uniti; in una lettera scritta
ad un suo amico, parla di questo progetto dicendo che intendeva
realizzarlo entro un termine di 10-15 anni. In seguito, per motivi
particolari, abbandonò il progetto, anzi chiuse tutte e tre le
succursali della sua scuola, il Jun Fan Gong Fu Institute (le altre due
erano dirette da Dan Inosanto, a Los Angeles, e J. Yimm Lee, a Oakland).
Dal suo proposito iniziale si capisce che egli intendeva
insegnare il kung fu a chiunque avrebbe dimostrato un animo adatto ad
impararlo, a prescidere dal colore della pelle: benchè fosse stato più
volte vittima del razzismo, non aveva ideali razzisti o di vendetta.
All'apertura della scuola, il suo primo allievo fu un ragazzo di colore,
Jesse Glover. Negli ambienti del Kung Fu vigeva però una regola non
scritta: l'arte non doveva essere insegnata al di fuori dei cinesi, per
timore che, se ciò fosse accaduto, gli stranieri ne avrebbero
approfittato per fare loro del male. Bruce Lee considerava questo modo
di pensare piuttosto antiquato, affermando che, se qualcuno voleva
veramente fare del male a un proprio simile, non aveva certo bisogno di
conoscere il Kung Fu. Il fatto che lui fosse disposto ad insegnare anche
ai non cinesi però non andava giù agli altri maestri. Per questo motivo
un giorno si presentò, presso la sua scuola a San Francisco, uno
sfidante in rappresentanza della comunità marzialista della città,
accompagnato da alcuni colleghi cinesi; se Bruce avesse perso il
confronto, avrebbe dovuto chiudere la scuola, oppure smettere di
insegnare ai bianchi. Messo di fronte a questa situazione, Bruce apparve
molto determinato, sconcertando il suo sfidante, che quasi tentò di
ritirare la sfida o per lo meno di ridurla ad un incontro di allenamento
con alcune regole protettive. Lee non accettò il compromesso, la sfida
era stata lanciata e lui l'aveva accolta: dopo pochi istanti di
combattimento, gli uomini che avevano accompagnato lo sfidante cercarono
di fermare Bruce, che stava predendo il sopravvento, ma James Lee lì
ammonì di lasciar correre. Ad un certo punto, per sfuggire alla raffica
di colpi, allo sfidante non restò che... iniziare a scappare per tutta
la stanza, con Bruce che gli correva dietro {che scena! n.d.r.}; alla
fine Bruce riuscì a prenderlo e a scaventarlo a terra, dove, su sua
domanda, lo sfidante dichiarò di averne abbastanza... Fu l'ultima volta
che la comunità marziale di San Francisco lo minacciò direttamente.
Benchè avesse vinto il combattimento, Bruce era piuttosto
nervoso e affaticato: aveva sudato non poco per riuscire a prendere
l'avversario per finirlo; questo lo spinse a cercare nuovi metodi di
allenamento, e a creare nuove attrezzature, che di solito venivano poi
realizzate da Herb Jackson, un falegname suo amico e allievo. Anche il
classico uomo di legno del wing chun subì diverse modifiche, tra le
quali l'aggiunta di una "gamba", atta a simulare la gamba
dell'avversario. Fu il primo ad adottare, per la pratica di un'arte
marziale, attrezzi come punching ball, sacchi e guantoni fino ad allora
usati quasi esclusivamente dai pugili. Ma il miglior allenamento in
assoluto restava il combattimento contro un avversario/compagno.
Trasferitosi in California nel 1964, approfondisce il suo studio
rivolgendo la sua attenzione ad altre discipline, come il Kali (con il
suo amico ed allievo
Dan Inosanto), il Judo, il Pugilato, la Lotta libera, il
Karate e altri stili di Kung Fu. Con il tempo, si costruì un'immensa
biblioteca contenente volumi su ogni genere di stile e su ogni tipo di
arma. Sempre del 1964 è la sua famosa esibizione, in occasione degli
Internazionali di Karate di Long Beach, ai quali intervenne su invito di
Ed Parker. Dalla sintesi, o, sarebbe molto meglio dire,
dall'elaborazione di tutti questi studi, nasce il suo Jeet Kune Do, "la
via per intercettare il pugno"; paradossalmente, a un certo punto decide
di chiudere tutte e tre le filiali della sua scuola, accettando, da lì
in avanti, soltanto allievi privati. Prese questa decisione in quanto si
rese conto che era troppo facile per una persona entrare nel suo kwan e
considerare l'insegnamento come la "verità" o la "via" universale...
secondo lui non esisteva una via universale per raggiungere i propri
scopi, e il credere in una "via" era quindi un'illusione. Il fatto di
avere solo allievi privati lo aiutava molto nel seguire personalmente
l'allievo stesso, personalmente nel senso che il suo insegnamento era
modellato secondo la
continua...
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